Archivio articoli per la categoria ‘Vino’

Via libera al decreto per la tutela dei vini Do e Ig

Scritto il marzo 15th, 2010 da admin

E’ stato approvato nei giorni scorsi il decreto legislativo di riforma della legge 164/1992, strumento normativo che tutela le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche dei vini. Vediamone insieme i principali contenuti.

Vengono finalmente introdotti strumenti di semplificazione amministrativa per i tanti adempimenti procedurali che sono attualmente a carico dei produttori vitivinicoli: l’obiettivo è rendere più semplice l’attività di coloro che promuovono la qualità e la riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica.

Il decreto pone al centro dell’attenzione la trasparenza delle imprese e la tutela dei consumatori, atto fondamentale di reazione verso i crescenti fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione del vino. Sempre per questo motivo, viene rivisto sia il sistema dei controlli che quello delle sanzioni, con un occhio di riguardo all’effettiva applicabilità degli stessi.

La riforma ridefinisce infine il ruolo del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Soddisfazione da parte del Ministro Zaia, che ha dichiarato: “L’approvazione del nuovo decreto legislativo […] rinnova il quadro normativo del settore vitivinicolo dopo ben 18 anni. È un provvedimento storico che segna un passo importante per consolidare lo sviluppo di una delle principali filiere agroalimentari del nostro Paese.”

via | agricolturaitalianaonline.gov.it

Cantina o vigneto? La scelta dell’enoturista

Scritto il febbraio 8th, 2010 da admin

Il turismo enogastronomico, legato al territorio e alla natura, in Italia non solo resiste, ma funge da volano per tante attività collaterali. E allora perché è passato di moda sporcarsi le scarpe di terra passeggiando per le vigne, in favore di un giro in cantina?

Questa è la riflessione che vogliamo dedicare oggi alla nostra rubrica legata al vino: partendo da un interessante spunto del giornale online Cronache di Gusto, ci siamo chiesti come mai sia sempre più frequente il contrasto tra ciò che si aspetta il turista enogastronomico rispetto a ciò che gli viene realmente offerto.

Sono in tanti, italiani e stranieri, che preferiscono optare per vacanze magari più brevi, ma di gusto, a contatto con la natura, in agriturismo, piuttosto che per la settimana in un villaggio uguale a tanti altri: quello che cercano è il contatto con la natura e l’agricoltura, il relax, il piacere delle cose semplici e genuine.

Tante strutture ricettive propongono la degustazione, il giro della cantina… Ma dove sono finiti gli orgogliosi produttori che ti propongono di fare una bella passeggiata direttamente nella vigna, dove nascono e crescono le uve che poi gustiamo in bottiglia?

Naturalmente ci sono ancora, ma sempre più spesso ci si trova di fronte a veri e propri tour organizzati che mostrano al visitatore cantine, botti, freddi silos e tecnologie varie. Certo, tutto questo è importante, ma noi preferiamo scoprire il vigneto, possibilmente con qualcuno che ha ancora voglia di spiegarci con parole appassionate come quel vino viene creato.

E voi enoturisti cosa preferite? La comodità della degustazione in cantina o l’apprendimento sul campo?

Brindo Italiano: il vino tricolore festeggiato in tv

Scritto il gennaio 7th, 2010 da admin

Grande successo per l’iniziativa voluta dal Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali: da un’idea dell’On. Luca Zaia, durante le festività natalizie i tanti programmi televisivi e radiofonici di Capodanno hanno brindato con bottiglie italiane selezionate MIPAAF.

Spumante rigorosamente da agricoltura italiana ed etichetta realizzata per l’occasione: “Brindo Italiano” ha promosso durante il beneaugurante passaggio tra anno vecchio e anno nuovo la produzione vitivinicola italiana, dando ad essa una grande visibilità grazie ai programmi tv e radio delle reti nazionali e ai tanti presentatori e vip coinvolti.

“Abbiamo dimostrato che quando si tratta di difendere e valorizzare l’agricoltura italiana siamo tutti dalla stessa parte. E i dati premiano il gioco di squadra. Durante queste festività natalizie, la domanda di vino spumante italiano è aumentata, a dimostrazione che i cittadini – consumatori conoscono e premiano il lavoro delle nostre aziende e la qualità dei prodotti dei nostri territori” ha dichiarato il Ministro Zaia. “Abbiamo voluto ringraziare tutti coloro che hanno scelto di partecipare all’iniziativa Brindo Italiano e invitare, ancora una volta, tutti i cittadini – consumatori a scegliere le bollicine Made in Italy”.

? stato stimato che durante le feste natalizie oltre 40 milioni di italiani hanno consumato vino spumante. Nelle varie trasmissioni radio e tv sono state stappate le vistose magnum da tre litri, alle quali hanno contribuito numerosi consorzi. Le ultime sono state aperte (e bevute) il giorno dell’Epifania dai partecipanti del reality show “Grande Fratello”.

via | agricolturaitalianaonline.gov.it

Enologica: mangiare e bere in Romagna

Scritto il novembre 11th, 2009 da admin

enologica

“In Emilia Romagna il mangiare e bere vino sono inestricabilmente e sacralmente congiunti.” Con questa citazione del grande scrittore Mario Soldati si presenta Enologica, rassegna di vini e cibo dell’Emilia Romagna che si svolge a Faenza, dal 20 al 21 novembre.

È il caso di preparare lo zaino e prenotare un posticino dove dormire, perché quello che si avvicina è un evento davvero interessante, per ogni amante dell’enogastronomia italiana degno di tale appellativo. Questa volta la fermata è a Faenza, per scoprire prodotti e produttori dei migliori cibi e vini locali.

L’offerta all’interno del long weekend è davvero ricca: degustazioni di vini classici, assaggi di prodotti tipici (le convenientissime Toccate & Fughe a soli 3 euro), l’osteria tipica gestita dalla Cooperativa Sociale Botteghe e Mestieri, gli incontri organizzati dallo spazio culturale Caravanserraglio, i colloqui a tu per tu con i cuochi… Insomma, tutta la Romagna delle tovaglie a quadretti bianchi e rossi riunita al Centro Fieristico Provinciale di Faenza!

via | enologica.org

Wine Show: venite a metterci il naso

Scritto il ottobre 21st, 2009 da admin

_logo_WS

A Torino si riscopre il piacere di un bicchiere di vino a pasto, senza esagerare nei consumi e nel segno della qualità al giusto prezzo: dal 24 al 26 ottobre, al Lingotto c’è il Salone del Vino.

Tre giorni per tutti gli appassionati del buon vino, per partecipare a degustazioni, convegni ed eventi di grande interesse: il Wine Show, rinnovato, può contare su centinaia di cantine desiderose di riconquistare soprattutto il mercato interno, quello italiano, proponendo vini locali a prezzi ragionevoli.

Le degustazioni sono un classico della manifestazione: si potrà partecipare ad esse nella Piazza dei Sapori, nel Bistrot e soprattutto negli spazi Slow Food: l’Enoteca del Vino Quotidiano e i Laboratori del Gusto. Altri appuntamenti immancabili del Wine Show sono i convegni sul mondo dell’enologia e i momenti di incontro appositamente creati per buyer, agenti e distributori.

Molte le novità dell’edizione 2009 della rassegna: prima su tutte la presentazione in anteprima della nuova Guida al Vino Quotidiano di Slow Food, che seleziona e raccoglie tutte le migliori etichette al di sotto dei 10 euro. Inoltre quest’anno il Wine Show vedrà in contemporanea la presentazione di Dolc’è, il Salone dell’Arte Dolciaria, che proporrà abbinamenti fra vino e pasticceria, gelateria e confetteria. Da segnalare anche un’altra interessante novità: la full immersion nell’universo dei vini brasiliani organizzata dalla FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori).

E ancora: i corsi per principianti ed esperti, il forum sui vitigni autoctoni, le presentazioni delle enoteche regionali, i corner dedicati all’editoria di settore, le esibizioni di barman professionisti: le proposte di Wine Show non si contano ed è meglio prenotare per tempo, in modo da usufruire (gratuitamente!) di tutti i servizi offerti dalla fiera di Torino.

via | wineshow.it

Settimana del vino bio a Roma

Scritto il ottobre 2nd, 2009 da admin

settimana_vino_bio

L’attenzione per il biologico ha da tempo contagiato anche il settore vitivinicolo: l’idea è produrre vino in armonia con la Terra, garantendo al consumatore finale un prodotto “buono” non solo nel senso del gusto, ma anche in quello dell’etica. Dal 5 al 10 ottobre a Roma.

L’evento, organizzato da Wine Dreamers in collaborazione con AIAB (Associazione Agricoltura Biologica Italiana), consiste in quattro cene guidate in altrettanti ristoranti romani, durante le quali i piatti, dall’antipasto al dolce, verranno accompagnati da quattro vini, provenienti dalle varie regioni d’Italia, tutti rigorosamente provenienti da agricolture biologiche. La settimana si conclude con la “Grande Degustazione” presso il Bernini Bristol Hotel, dove più di trenta aziende proporranno, dalle 15 alle 21, le proprie etichette in degustazione.

Scopo della manifestazione, ovviamente, non è denigrare i vini convenzionali, ma è promuovere un nuovo modo di produrre vino, senza l’uso di pesticidi sintetici e fertilizzanti chimici, e quindi con maggiore rispetto per la natura. Una tendenza che va via via espandendosi, come provano sia i commenti sempre più favorevoli di critici-sommelier, sia la crescente richiesta di vini biologici che si registra in Italia e all’estero.

Per informazioni su prenotazioni, costi e location: http://www.winedreamers.com/

via | winedreamers.com

La Romagna tra vino e cinema

Scritto il settembre 2nd, 2009 da admin

cantina

L’iniziativa si chiama cinemadivino e il motto è “I grandi film si gustano in cantina”: arrivata alla sua sesta edizione, il progetto vuole unire il piacere della degustazione di un buon vino, in una tipica località dell’entroterra romagnolo, davanti a un film d’autore.

Un’ottima idea per unire alcuni grandi classici del gusto italiano: l’enogastronomia della tradizione, fatta di vini e cibi prodotti con passione, un turismo tipico, che riscopre piccole e grandi località che hanno tanto da mostrare, e il buon cinema, che può far ridere o piangere, ma sempre con intelligenza.

Iniziata a fine luglio, la rassegna continuerà fino a metà settembre, per un totale di 54 serate e oltre 70 cantine aderenti. L’intero territorio della Romagna è protagonista, da Bologna a Forlì-Cesena, da Ravenna a Rimini, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico i produttori vitivinicoli e la loro ospitalità.

Sangiovese, Trebbiano, Rubicone, Albana, Pagadebit: questi i vini e i vitigni che si accompagnano a film italiani, francesi e americani, in splendidi cornici creati dalle cantine all’aperto e dai panorami collinari. E per chi vuole partecipare più attivamente c’è anche il concorso Brevino – Corto Wine Festival, che raccoglie cortometraggi sul tema del vino.

E’ proprio il caso di dire: buona visione e buona degustazione.

via | cinemadivino.net
immagine | dreidona.it

Lugana

Scritto il marzo 18th, 2009 da admin

Il territorio, di origine morenica e dal clima mite, è un regalo del vicino lago di Garda. L’impronta organolettica dei vini è indelebilmente marcata dalla terra che li fa nascere e che conferisce loro grande sapidità, struttura, schiettezza e armonia di profumi e gusti
di Graziano Alderighi, Marco Rossi

Il Lugana nasce in un territorio, la Lugana, che si estende a sud del lago di Garda, comprendente un’ampia zona che parte dai comuni di Desenzano e Lonato, ad ovest, e si estende sino a Peschiera e Pozzolengo ad est. È un vino considerato tradizionalmente lombardo, anzi bresciano, ma che ha dunque una matrice anche veronese.

La Lugana è un territorio di origine morenica, caratterizzato da un suolo ricco di argille e calcari e connotato da un clima mite, regalo del vicino lago di Garda.

La prima descrizione del Trebbiano di questa zona si deve ad Agostino Gallo, mercante ma anche uomo di cultura, che, riferendosi a questi territori, narra nel 1567 di uve di Trebbiano “che fanno graspi grandi e i grani grossi, perciò abbondano in vino, ma potente e con fumo…”. È in pratica la prima testimonianza certa della presenza di questa varietà in Lugana.

All’incirca nello stesso periodo il celebre enologo Andrea Bacci, citava la zona come rinomata per la produzione di vini Trebulani.

Nei secoli successivi la coltivazione della varietà andò sempre più affermandosi grazie anche alla bonifica definitiva di tutto il territorio. Nel Settecento, al bianco della Riviera gardesana venivano persino attribuite virtù curative e agli inizi del secolo scorso il parroco di Pozzolengo poteva scrivere che “l’antica selva Lugana attualmente è una fertile pianura coltivata quasi tutta a viti” e “produce un vino bianco di ottima qualità”. Si giunge così ai giorni nostri, quando, con l’attribuzione della Doc nel 1967, il Lugana diventa addirittura uno dei primi vini in Italia a potersi fregiare della Denominazione di origine controllata, a conferma dell’elevato livello di qualità ormai raggiunto.

Il Trebbiano, e nella fattispecie il Trebbiano di Soave, localmente denominato Trebbiano di Lugana, è il vitigno su cui si basa la produzione del vino Lugana.

Le caratteristiche ampelografiche di questa verietà sono: foglia media, orbicolare, o pentagonale, tri o pentalobata. Il grappolo si presenta medio-grande, di forma conica-cilindrica o piramidale, alata e semi-compatta. L’acino è di dimensione media, sferico con buccia sottile, consistente di colore verde-giallo. La maturazione è medio-tardiva e la vigoria è abbastanza elevata.

L’impronta organolettica dei vini prodotti in Lugana è marcata indelebilmente dalla terra che li fa nascere e che conferisce loro la grande sapidità, la struttura, la schiettezza e l’armonia di profumi e gusti che rapiscono per intensità e carattere.

Le tonalità delle colorazioni del vino Lugana vanno da un brillante tipico paglierino ad accennate sfumature verdognole, che raggiungono riflessi dorati con l’affinamento. Il profumo subito riconoscibile per la delicatezza di note ben armonizzate fra loro, anticipa un gusto inconfondibile sapido e strutturato, secco e ricco di personalità.

A dimostrazione delle sue pregiate caratteristiche il vino Lugana può venire prodotto nella tipologia Superiore, invecchiato almeno un anno; questa tipologia riserva eccezionali sorprese alla degustazione, con la quale si scopre un vino intenso, ampio, dai sentori di spezie fresche, fiori e frutta matura, incredibilmente sapido, strutturato , persistente e longevo, tanto d poter sopportare senza problemi alcuni anni di bottiglia.

Il Lugana è stuzzicante come aperitivo, pregevole sugli antipasti all’italiana e destinato a matrimonio d’ amore con il pesce di lago, in particolare coregone e anguilla, va servito in tulipano medio alla temperatura di 8 – 12 ° C; il Lugana Superiore viene apprezzato a temperature di 12 – 14 ° C, abbinato a pietanza eleganti e delicate di ogni genere, formaggi dolci , insaccati.

Nell’ottenimento del Lugana Spumante Doc il procedimento di spumantizzazione può essere effettuato secondo il metodo Charmat o il Metodo Classico.

Il colore è paglierino, il perlage vivace e consistente, il profumo fresco e intenso con note di lievito e ricordi di fermentazione, il gusto, in cui si riscontra l’armonia del vino bianco tranquillo da cui deriva, sapido asciutto e sostenuto. Si può impiegare per aperitivi, piatti delicati e portare a base di pesce, servito in flute a 6 – 8° C.

di Graziano Alderighi, Marco Rossi

23 Ottobre 2004 TN 39 Anno 2

Amarone della Valpolicella

Scritto il marzo 18th, 2009 da admin

L’Amarone e la sua storia

L’Amarone della Valpolicella, oggi unanimemente considerato come il più pregiato dei vini veronesi e come uno dei più importanti rossi italiani, apprezzato dai più esigenti consumatori di tutto il mondo, nasce dall’evoluzione del Recioto, vino tra i più antichi della nostra storia vitivinicola. Nel quarto secolo dopo Cristo, Cassiodoro, ministro di Teodorico,descrive in una lettera un vino ottenuto con una speciale tecnica d’appassimento delle uve, chiamato allora Acinatico, prodotto in quel territorio denominato Valpolicella (nome che secondo alcuni deriverebbe dal latino “Vallis-polis-cellae” e potrebbe significare “Valli dalle molte cantine”).

Dal Recioto all’Amarone

L’Acinatico è senza dubbio l’antenato del Recioto e dell’Amarone. Un tempo in Valpolicella era prodotto solo il Recioto, un vino vellutato e dolce (il cui nome deriva dal termine dialettale “recia”, in altre parole orecchia, perché in origine era utilizzata solo la parte più alta e meglio esposta del grappolo), ma con il passare del tempo ed il mutare delle stagioni, le uve, sebbene lavorate nella stessa maniera, diedero progressivamente vita, a seguito della fermentazione, ad un vino notevolmente più secco rispetto all’originario. Se all’inizio questa trasformazione poteva rappresentare un problema, questo Recioto completamente secco, e quindi amaro, piuttosto che dolce, s’impose facilmente e venne sempre più apprezzato e richiesto. Nacque così, prendendo il nome dalla sua caratteristica vena amarognola, 1′Amarone, i cui primi esemplari presero ad essere imbottigliati solo nei primi anni del Novecento per un uso familiare o destinati agli amici.

La commercializzazione vera e propria ebbe però inizio solo nel dopoguerra e nel 1968 arrivò il riconoscimento della Denominazione d’origine controllata (DOC).Nell’ambito del panorama vitivinicolo della Valpolicella 1′Amarone rappresenta solo una piccola percentuale e sebbene dalla seconda metà degli anni Novanta la produzione è sensibilmente aumentata, trattandosi di un prodotto che richiede un’altissima qualità delle uve ed una cura minuziosa e pressoché artigianale, la quantità di vino rimarrà sempre limitata rispetto ai Valpolicella, classico e classico superiore, veri e propri vini simbolo e punti di forza della zona. Per la produzione dell’Amarone e del Recioto della Valpolicella è prevista la messa a riposo di un quantitativo d’uve non superiore alle 8,4 tonnellate per ettaro.

Tecniche di produzione dell’Amarone

Dai tempi di Cassiodoro il metodo di produzione è rimasto pressoché invariato: generalmente le uve (a meno di un andamento stagionale del tutto particolare e imprevedibile) sono raccolte tra la terza decade di settembre e la prima settimana d’ottobre, ponendo ogni attenzione a che le uve siano perfettamente sane e giunte a piena maturità, di modo che possano affrontare con successo la delicata fase dell’appassimento. Il disciplinare di produzione vigente prevede che l’uvaggio sia composto da uve Corvina (dal 40 al 80%), è tuttavia ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari percentuale di Corvina, Rondinella dal 5 al 30%. Possono concorrere i “vitigni a bacca rossa non aromatici, autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona”, previsti, sino ad un massimo del 15%, dalla Doc.

Ancor più che in passato oggi le uve sono attentamente selezionate in vigna e una volta raccolte disposte con ogni cura in un unico strato, per fare meglio circolare l’aria e impedire che le uve si schiaccino, in cassette di legno (ma sempre più spesso anche di plastica) o su graticci di canne di bambù e collocate in ampi fruttai ricavati sopra le cantine perfettamente aerati e in grado di assicurare un’ideale conservazione dei grappoli.

Talvolta, durante il cruciale periodo dell’appassimento, in situazioni dove l’umidità del clima potrebbe creare dei danni alle uve, pregiudicandone la sanità, si rende necessario ricorrere all’ausilio di impianti di condizionamento ambientale, purché operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali”, con l’esclusione tassativa del ricorso a sistemi d’appassimento delle uve che prevedano una deumidificazione svolta con il solo ausilio del calore. Le uve sostano nei fruttai per tre – quattro mesi, costantemente visionate, girando i grappoli, per eliminare tempestivamente eventuali grappoli intaccati da marciume e muffe dannose, sino a che non perdono almeno la metà del loro peso e con l’evaporazione dell’acqua si raggiunge la concentrazione degli zuccheri desiderata. nella misura del 25-30%. In questa particolare – e delicata – fase nelle uve avvengono una serie di complesse trasformazioni, dalla diminuzione dell’acidità alla modifica del rapporto tra glucosio e fruttosio, che favoriscono la concentrazione dei polifenoli e l’aumento considerevole della glicerina e d’altre sostanze che rendono il vino ottenuto dall’appassimento completamente diverso da qualsiasi altro ottenuto dalla normale vinificazione d’uve fresche.

Ultimato l’appassimento, dopo un ulteriore, attento controllo, le uve sono sottoposte a pigiatura. Attualmente in Valpolicella sono utilizzati due diversi metodi di vinificazione, il primo, di stampo tradizionale, svolto a temperature naturali, e quindi molto basse, visto il momento (i mesi di gennaio e febbraio) in cui si svolge, e un lungo periodo di contatto con le bucce che può protrarsi per alcuni mesi. Questo sistema consente cli ottenere un vino che richiede successivamente tempi d’affinamento, in botte ed in bottiglia, decisamente più lunghi, ma che spesso regala grandi emozioni e inimitabili caratteristiche dei vini, un gusto originale espressione diretta di un territorio unico, anche con un invecchiamento di parecchi anni.
Il secondo metodo, più moderno, prevede l’ausilio di particolari “vinificatori” e quindi la possibilità di controllare e gestire le temperature di fermentazione, di rompere e muovere la vinaccia, e offre l’opportunità di ottenere, già in gioventù, vini più morbidi e dall’accentuato carattere fruttato, che possono essere apprezzati dal consumatore in tempi più brevi e con un minor tempo di permanenza dei vini in cantina. Completamento naturale di entrambi i metodi è l’affinamento dei vini in contenitori di legno, che variano dalle grandi botti di rovere di Slavonia alle piccole botti di rovere francese da 225-300 litri, che favoriscono una più rapida maturazione dei vini e fissano il colore. Subito dopo la permanenza in botte, dopo l’imbottigliamento, un ulteriore periodo d’affinamento in vetro, nelle cantine di produzione, prima della commercializzazione.

Amarone, un vino unico ed inimitabile

Prodotto con ogni crisma e lasciato pazientemente maturare l’Amarone diventa un vino assolutamente unico nel panorama mondiale e inimitabile, dal colore intenso e luminoso, dai profumi intensi di ciliegia, ribes, cioccolato e spezie, ricco di sostanza, molto strutturato, pieno. eppure morbido, elegante, perfettamente equilibrato, dotato di una piacevolezza, di una morbidezza al gusto, di una dolcezza d’espressione, di una lunghezza che conquistano sin dal primo assaggio. A differenza degli altri grandi rossi da invecchiamento italiani, i suoi tannini rotondi. il suo frutto succoso consentono di apprezzarlo, sebbene sia un magnifico vino da invecchiamento, anche in gioventù. Un vino, di cui i più raffinati appassionati di tutto il mondo hanno imparato ad apprezzare l’accento unico, il carattere spiccato di vino antico ma moderno e attuale, in grado di testimoniare la grandezza, il fascino, l’autentica magia della Valpolicella.