Ogni giorno si imparano cose nuove: come questa del BYOB, che sta per “Bring Your Own Bottles”, cioè “portarsi le bottiglie da sé”. Il termine è registrato fin dagli anni Cinquanta, ma per coloro che fossero nuovi all’idea (come chi scrive), su Wikipedia si può approfondire l’argomento. E scoprire che si parla anche di ristoranti.
Sì perché, mentre all’origine l’acronimo era legato all’usanza, comprensibile, del chiedere all’invitato di portare da bere per sollevare il padrone di casa da qualche incombenza in occasione di una festa, in questi anni si è diffuso come possibilità di portare al ristorante una bottiglia di vino acquistata altrove.
Si parla anche di “Diritto di tappo” e la pratica è più diffusa di quel che si pensa: partita da California, Australia e Nuova Zelanda e promossa da gruppi come il BYO Wine Club, lo spirito è quello di permettere agli appassionati intenditori di portare la bottiglia che ritengono più opportuna in base alla cena che intendono consumare, per sopperire a mancanze della cantina o contrastare prezzi troppo elevati.
Al ristoratore, in cambio, si deve una somma che va a coprire un servizio comunque effettuato (stappatura e lavaggio dei bicchieri), ma nonostante ciò non tutti i locali accettano di buon grado questa usanza. In Italia il fenomeno BYOB è ancora in fasce, ma qualcosa si sta muovendo, come dimostrano gli articoli come quello di Intravino. E voi che ne pensate?
Tags: BYOB, diritto di tappo, ristorazione, Vino

